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Incontri in Sudan... Aymal e le stelle

Arriva la sera sulla Don Questo, momento magico in una crociera in SudanColori sott'acqua in una Crociera sub in Sudan sulla Don QuestoIn una crociera subacquea i momenti di massimo entusiasmo sono ovviamente le immersioni.

E nella nostra crociera tra i siti di immersione vicini a  Port Sudan, siamo passati da un’esaltazione all’altra: l’esplorazione delle stive dell’Umbria, l’aspetto ai grandi squali martello tra i coralli bianchi di profondità a Sanganeb nord, il tuffo nella storia della subacquea tra i resti di Cousteau ed infine l’incredibile plateau di Sha’ab Rumi sud, così ricco di colore e di vita.
Sono tutte immersioni tra le più belle del Sudan, quindi, del mondo.

Ma ci sono altri bei momenti in una crociera. I momenti del relax, del riposo, dei pasti, del gioco e delle chiacchiere.
A me piace molto l’ultima ora prima del sonno, quando, finite tutte le attività, la barca si fa quieta ed ognuno cerca il suo silenzio, la sua meditazione, l’ultimo sussurro con l’ultimo amico.

Come succede in questo racconto di Francesco Bini



La plancia di comando. Crociera sub in Sudan sulla Don QuestoGironzolo per la plancia e trovo il comandante che al buio, finiti i suoi compiti con gli ospiti, si concede qualche minuto di intimità con la sua barca.

Rimango nell’ombra e lo vedo accarezzare le finiture di legno caldo, le file degli interruttori, la brutta formica azzurra dei quadri elettrici, la grande ruota del timone, inutile per l’autopilota elettroidraulico.
Entra dalle ampie finestre la luce delle stelle, attenuate dalla foschia, ed il bagliore arancione di una città lontana.
La prima fettina di Luna tramonta gialla nell’umidità.
Un faro lontano lampeggia, paziente.
Mi vede e mi fa cenno di entrare. Sto in silenzio, perché fortunatamente non c’è niente da dire.
Quella lieve inquietudine, che prende tutti i marinai al momento di lasciare la barca abbandonata per la notte, gli fa fare il solito, istintivo giro di controllo: l’ampia prua, attento a non sbattere con i piedi nudi nei mille impicci della coperta bagnata, il blocco sulla catena, la luce di fonda, l’ultimo vano tentativo di allineare i riferimenti ormai invisibili, gli strumenti spenti, i gommoni ben legati, l’odore del vento, il movimento del mare. E poi a prua, su un terrazzino aggettante oltre la murata, a guardare il mare dove l’ancora lavora nel buio. Un gesto inutile, ma istintivo. Basta andare in un porto, in un giorno di burrasca, per vedere tutti a prua, a guardare la catena, come se potessero vedere l’ancora. O aiutarla.
Ma non ci sono burrasche in giro, il vento soffia quieto da nord ed il comandante mi guarda e se ne va.
Sarà una bella notte.

Ma non sono solo: nella plancia buia brilla la punta della sigaretta di Aymal, anche lui a  godersi l’oscurità silenziosa.   
Il display rosso della girobussola mostra i suoi numeri, che scorrono lentamente, con le dolci oscillazioni della barca nel vento debole. Vado fuori a cercare la Polare: la bussola sembra andare bene: il nord è leggermente a sinistra, la bussola indica 018.

Aymal mi guarda interrogativo e gli dico che non ci sono errori grossolani e che la girobussola sembra andare bene.
“Come fai a sapere dov’è il nord?”
Lo guardo sorpreso: ha passato la vita in mare, su qualsiasi cosa potesse galleggiare, dalle lance da pesca alle portacontainer, e non sa come si trova il nord in una notte stellata? No, non lo sa.
Incredulo, gli indico la Polare, con l’allineamento dell’Orsa Maggiore.
Gli spiego che quella stella è vicina al polo nord celeste e che quindi indica sempre il nord. Anzi che la sua altezza sull’orizzonte indica, all’incirca, la latitudine.
Sembra non capire, e allora devo cominciare da più lontano, dalle primissime nozioni di astronomia, la volta celeste, la rotazione della Terra, la rivoluzione intorno al Sole.
Sul tavolo da carteggio trovo una penna funzionante, tra le cento rotte. Disegno la Terra ed il suo asse e lo prolungo fino ad incontrare la volta celeste. Nel punto di incontro disegno la stella Polare e l’Orsa Maggiore.
Viene a gironzolare in plancia uno che non sa che cosa fare. E’ un milanese allampanato e con un gran pomo di Adamo. Sa tutto di tutto e ammannisce continuamente il suo sapere con una  vocetta acuta e stridula
Si ferma a guardare, chiede informazioni, non gliene importa niente., Da un po’ fastidio, superficiale e petulante, e poi se ne va. Meno male.
“Perché hai disegnato la terra inclinato?”
Aymal non sa niente sull’argomento, ma è sveglio e curioso e non si lascia sfuggire un particolare che avevo tracciato d’istinto. L’inclinazione dell’asse terrestre si tira dietro inevitabilmente le stagioni, i circoli polari, i tropici.
I fogli si ammucchiano: traccio cerchi su cerchi, tangenti, angoli. Mi è difficile spiegare perché, nelle rappresentazioni grafiche, molto fuori scala, degli schemi astronomici, l’angolo di parallasse sia approssimato a zero, contrariamente a quanto sembrerebbe nel disegno.
In particolare Aymal è sorpreso dalla scoperta che la durata del giorno vari, oltre che con le stagioni, anche con la latitudine. Faccio i soliti esempi di un giorno all’equatore, in una fascia intermedia, ai poli.
Gli dico che c’è un omino, esattamente al polo, che vede il Sole per sei mesi di fila e poi sta al buio, o quasi, per altri sei mesi.
E’ un concetto del tutto nuovo per lui, mi sembra che stenti a crederlo e comunque ne è molto divertito. Prendo un grosso pompelmo, lo inclino e lo faccio girare intorno ad una lampada: è vero, il picciolo è illuminato per metà giro e per metà no. I solstizi e gli equinozi.
Ma sarà vero che la Terra gira intorno al Sole?
Gli occhi, bianchi sulla faccia nera nella plancia buia, brillano in un sorriso, quando mi dice, malizioso, di quell’omino al polo e sui suoi problemi di una notte così lunga...

Dove e con chi?

In Sudan, in crociera, con la Don Questo

In Sudan sull'imbarcazione Don Questo

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Il libro... DQ

Le avventure subacquee (e non) di Lore, Maurizio, Marco e tanti altri a bordo di una barca per immersioni nel mar rosso sudanese...

 

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