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Il sommergibile Scire' - Quando il coraggio diventa leggenda

Agostino Fortunato e il presidente della FIAS ParmaGiovedì 18 dicembre, alle ore 21.00, presso la sede dell'Associazione Nazionale Marinai d'Italia, in Viale Piacenza n. 83/A a Parma, si è tenuta la conferenza dal titolo "Il sommergibile Scire' - Quando il coraggio diventa leggenda" organizzata dall'associazione FIAS PARMA, con relatore uno dei membri della recente spedizione IANTD sul relitto del sottomarino, Agostino Fortunato.
Con l'ausilio di slides, Fortunato ha illustrato ai presenti la storia dello Scire', dalla nascita all'affondamento, e i particolari della spedizione dell'IANTD (International Association of Nitrox & Technical Divers) avvenuta, con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, fra il 22 e il 28 settembre 2008 nelle acque antistanti il porto di Haifa (Israele) dove il sommergibile italiano si è inabissato per il suo ultimo viaggio il 10 agosto 1942.


Agostino Fortunato e il pubblico presente alla serataNella prima parte della conferenza Fortunato ha raccontato alla nutrita platea presente in sala l'avvincente storia del sottomarino italiano varato nei cantieri liguri di Muggiano (SP) il 6 gennaio 1938 e consegnato alla Regia Marina Militare il 25 aprile 1938 (ricevette di lì a poco la bandiera di guerra il 19 giugno dello stesso anno).
Lo Scirè faceva parte della cosiddetta serie "Adua", una delle serie di sommergibili ricompresa nella più vasta classe "600"; questi sottomarini vennero tutti varati nella seconda metà degli anni trenta del secolo scorso.
La classe "600" costituiva - per l'epoca - la nuova generazione di sommergibili costieri caratterizzata, fra l'altro, dalla stazza lorda - massimo 600 tonnellate - notevolmente più contenuta e ritenuta più adatta alle azioni belliche nel Mediterraneo, rispetto alla produzione di sottomarini precedenti.
La serie "Adua" fu comunemente ribattezzata "l'Africana", poichè tutti i 17 battelli di cui era composta vennero intitolati a luoghi e ad accadimenti della Guerra d'Etiopia che vide l'Italia impegnata nel corno d'Africa fra il 1935 e il 1936; Scirè era, infatti, il nome di una località etiope dove, nel marzo del 1936, fu combattuta - e vinta - dalle truppe italiane una battaglia della Guerra d'Etiopia.

I sommergibili della serie "Adua" avevano, naturalmente, delle specifiche tecniche ben precise, ma ciò che distingueva alcuni di loro, fra i quali lo Scirè, e li rendeva di importanza strategica per le azioni di guerra, fu la loro predisposizione al trasporto dei mezzi d'assalto della X Flottiglia MAS della Marina Italiana.
Lo Scirè (il cui equipaggio era composto da 4 ufficiali e 32, fra sottoufficiali e marinai comuni) venne infatti progressivamente "adattato" per ospitare fino a tre alloggiamenti per 6 SLC, i "siluri a lenta corsa" o "maiali" e venne impiegato per il trasporto degli uomini gamma (10 sub), che dovevano pilotare i SLC alla meta.

Agostino Fortunato della IANTDFortunato ha arricchito la sua esposizione con numerose e interessanti foto d'epoca del sommergibile, frutto di un'accurata e attenta ricerca effettuata prima della spedizione negli archivi storici italiani ed inglesi.
"Occorre tenere ben presente - spiega Fortunato - che gli attuali sottomarini hanno una forma caratteristica, che li differenzia in modo evidente dai battelli che trascorrono la maggior parte del loro tempo a navigare in superficie, proprio perchè sono progettati e realizzati per stare il più a lungo possibile in immersione; i sommergibili dell'epoca erano concepiti in modo diametralmente opposto: navigavano in superficie quanto più a lungo era loro consentito, per poi immergersi solo nelle immediate vicinanze dell'obiettivo per attaccare con gli SLC guidati dagli uomini gamma."
Sempre con l'aiuto delle slides, si è soffermato nell'evidenziare diversi particolari tecnici del sottomarino (che poteva navigare a una velocità di 14 nodi in superficie e 7,5 nodi in immersione), sottolineando soprattutto i cambiamenti strutturali attuati mano a mano nel tempo su alcune parti del battello con lo scopo di adattarlo a specifiche esigenze belliche.
"Questo lavoro di ricerca eseguito negli archivi - prosegue Fortunato - è stato di fondamentale importanza (come è effettivamente emerso nel prosieguo della serata) per metterci in grado di confrontare il sommergibile com'era prima dell'affondamento e lo stato in cui versa attualmente il relitto, così come l'abbiamo fotografato e ripreso; il tutto con l'intento di comprendere meglio questa tragica pagina di storia e di fare, se possibile, nuova luce sugli avvenimenti che ne hanno causato l'inabissamento".

Il presidente della FIAS Parma e Agostino FortunatoLe imprese belliche dello Scirè e il coraggio dei suoi uomini sono entrati nella leggenda; fra il 1940 e il 1941 compì numerose missioni attaccando per ben quattro volte la base britannica di Gibilterra, riuscendo infine ad affondare alcune navi nemiche nel settembre del 1941: allo stendardo del sommergibile venne conferita la Medaglia d'oro al Valor Militare.
Ma l'impresa senz'altro più clamorosa, e che per un certo periodo fece sentire i suoi effetti sugli equilibri delle forze navali in campo nel Mediterraneo, fu certamente l'attacco sferrato il 19 dicembre 1941 alla base navale britannica di stanza ad Alessandria d'Egitto. Quattro navi (fra cui le navi da guerra inglesi "Queen Elizabeth" e "Valiant") vennero messe fuori combattimento o furono gravemente danneggiate dagli incursori italiani.
"Per darvi una misura tangibile del valore delle azioni condotte dallo Scirè durante la seconda guerra mondiale, pensate che - racconta Fortunato - lo Scirè raggiunse la ragguardevole cifra di 90.000 tonnellate di stazza lorda (di imbarcazioni nemiche) affondate, quando la media ottenuta dai migliori sommergibili mai impegnati in attività belliche fu di 100.000 tonnellate di stazza lorda (di imbarcazioni nemiche) affondate."

Il presidente della FIAS Parma, Pierluigi Negri: la presentazione della conferenzaMa un crudele destino attendeva il sottomarino italiano e i suoi uomini: nell'agosto del 1942 lo Scirè venne inviato in missione per attaccare il porto di Haifa (Israele) dove era dislocata un'altra importantissima base navale britannica. Lo scopo e la speranza erano quelli di conseguire un altro successo simile a quello riscosso ad Alessandria.
Il sommergibile della Regia Marina Militare riceveva gli ordini direttamente dal comando tedesco per mezzo di un complesso congegno elettromeccanico denominato "Enigma" che trasmetteva i messaggi in codice; all'insaputa dei tedeschi e degli italiani, gli inglesi erano riusciti a decifrare i codici di "Engima" e così attendevano al varco lo Scirè, completamente ignaro di quanto si stava per compiere.
A proposito di questi avvenimenti, molto interessanti e suggestive sono state alcune diapositive proiettate da Fortunato, che riproducevano fedelmente gli originali di documenti conservati negli archivi dell'intelligence britannica: essi riportavano le trascrizioni di conversazioni intercorse fra gli ufficiali inglesi, nelle quali si fà menzione esplicitamente di quanto stava accadendo, a testimonianza che i britannici avevano intercettato e decodificato i messaggi intercorsi fra tedeschi ed italiani e, quindi, sapevano tutto ed erano in grado di anticipare le loro mosse per coglierli di sorpresa.

Quella dello Scirè fu pertanto una vera e propria esecuzione: venne affondato dalle bombe di profondità sganciate dalla vedetta britannica "Islay" il 10 agosto 1942.
A bordo nessun superstite.
Il relitto del sommergibile italiano giace oggi su un fondale prevalentemente fangoso, a 35 metri circa di profondità nelle acque antistanti il porto di Haifa
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Un momento della serataDopo la fine della guerra, per lunghi anni la vicenda dello Scirè e dei valorosi uomini del suo equipaggio cadde nell'oblìo, come tantissimi altri eventi bellici; era l'amaro destino che toccava agli sconfitti: essere dimenticati.
Il ritrovamento del sottomarino italiano avvenne per merito dell'archeologo subacqueo israeliano Ehud Galili, che, per primo, documentò la scoperta con diversi scatti subacquei.
In seguito la Marina Militare Italiana effettuò diverse ricognizioni nel punto in cui riposa il relitto del sommergibile per riportare in superficie cimeli e parti dello scafo, ma solamente nel settembre del 1984 organizzò una missione inviando sul luogo dell'affondamento Nave Anteo (la nave appoggio dei sommozzatori) per il recupero delle salme dei caduti. Vennero rimpatriati i resti di 42 uomini dell'equipaggio dello Scirè che oggi riposano nel Sacrario dei Caduti d'Oltremare a Bari.
In quell'occasione, fra l'altro, gli uomini di Nave Anteo riportarono in superficie alcune parti dello scafo (conservate in musei ed enti vari) e provvidero anche ad ostruire le imboccature dei passaggi che consentivano l'accesso all'interno del relitto, al fine di impedire il trafugamento di ulteriori reperti e di pezzi del battello (evento già verificatosi più volte in precedenza).
"Questa, in sintesi, la storia dello Scirè, le cui imprese - sottolinea Fortunato - sono molto conosciute e popolari soprattutto all'estero, e in Inghilterra in particolare, forse ancor più che in Italia, fatto che abbiamo avuto modo di appurare e di verificare nel corso delle nostre ricerche negli archivi britannici e su internet."
 
Gli obiettivi della spedizione IANTDNella seconda parte della serata Fortunato ha spiegato ai presenti, nei dettagli, come si è svolta la recente spedizione dell'IANTD (International Association of Nitrox & Technical Divers) avvenuta fra il 22 e il 28 settembre 2008 e alla quale ha anch'egli preso parte (essenzialmente con compiti di misurazione dello scafo del sottomarino).
Gli obiettivi perseguiti dalla spedizione consistevano principalmente nel verificare lo stato di conservazione del relitto, nel produrre documentazione video e fotosub, nel compiere diverse misurazioni (fra le quali l'orientamento, l'insabbiamento, lo sbandamento e i danni subiti dal sommergibile) e nell'effettuare un'immersione commemorativa in onore dei caduti.
Ci sembra di poter affermare, sulla base delle diapositive proiettate durante la serata, che il relitto sia conservato in modo, tutto sommato, discreto.
Bisogna tuttavia considerare che da molti anni il sommergibile giace adagiato in fondo al mare a circa 35 metri di profondità, che diverse parti del sottomarino sono state via via asportate e riportate in superficie nel corso dei decenni, e, non ultimo, i notevoli danni subiti dalle sue strutture a causa del bombardamento di quel tragico 10 agosto del 1942.
Le diapositive mostrate da Fortunato hanno reso possibile confrontare l'aspetto del sommergibile così come appariva durante la sua attività bellica e  come si presentava in seguito la struttura del sottomarino grazie alle foto scattate nel settembre del 2008 (durante la spedizione sono state utilizzate due unità video, oltre ad un fotografo). E' stato subito evidente che al relitto dello Scirè...manca più di un pezzo.
E ciò è stato in seguito avvalorato dalle misurazioni effettuate dalla spedizione: mancano circa 4-5 metri di scafo a prua e circa 2 metri a poppa. Inoltre il relitto è insabbiato di circa 4 metri, mentre 25 sono i gradi del suo sbandamento (lo sbandamento è l'angolo di cui la nave si può inclinare senza correre il rischio di capovolgersi: è un indice dell'equilibrio dell'imbarcazione che dipende dalla posizione del baricentro e dalla forma dello scafo).

I componenti della spedizione IANTDAlla spedizione ha preso parte, fra gli altri, anche lo scopritore del relitto, l'archeologo israeliano Ehud Galili, che ha donato agli italiani una pinna e un apparato a circuito chiuso da lui recuperati sul sommergibile molti anni fà durante le sue prime esplorazioni; inoltre le operazioni del gruppo di subacquei dello IANTD sono state seguite con vivo interesse dalla televisione di stato israeliana che ha anche partecipato ad un'intera giornata di immersioni; purtroppo la spedizione non è stata favorita dalle condizioni del mare che hanno consentito solamente due giornate di immersioni, senza impedire comunque il raggiungimento degli obiettivi.
In tutto sono state quindi effettuate soltanto 4/5 immersioni, della durata comunque di 80 - 90 minuti ciascuna, con un tempo medio di fondo di circa 50 minuti, nelle quali i computer segnalavano dai 21 ai 27 minuti di decompressione. Immersioni dunque impegnative per i consumi e che hanno consigliato l'utilizzo delle mute stagne, nonostante la temperatura dell'acqua si aggirasse tra i 28 e i 29 gradi.
Ogni componente del gruppo di subacquei ha utilizzato per le immersioni un bibombola di alluminio da 12 litri x 12 litri caricate con una miscela di nitrox 32, utilizzata anche per le lunghe decompressioni.
"La logistica della spedizione - spiega Fortunato - non è stata delle più semplici. Poichè ad Haifa non ci sono diving centers, abbiamo dovuto utilizzare un'imbarcazione adattata allo scopo in qualche modo e per ricaricare le bombole alla sera era necessario recarsi fino a Tel Aviv, distante oltre 100 chilometri."
"Immergersi sullo Scirè - conclude Fortunato - è stata un'emozione fortissima e molto toccante è stata l'ultima immersione che abbiamo dedicato alla memoria dei caduti ponendo una corona sul relitto. Stiamo lavorando alla produzione del video ufficiale della spedizione che presto sarà pronto."
Peccato che la presentazione non sia stata arricchita con almeno un trailer del video!

Parlando alla fine della conferenza con il presidente dell'associazione FIAS PARMA, Pierluigi Negri, abbiamo ripensato al valore dell'equipaggio dello Scirè e degli uomini gamma (i subacquei che dovevano pilotare i siluri contro le navi nemiche).
E' giusto ed importante rinverdire, con serate come questa ed iniziative e spedizioni come quella dello IANTD, la memoria di quegli uomini che hanno combattuto in condizioni difficili e in un'epoca in cui il coraggio faceva la differenza; uomini che erano pronti a morire per il proprio paese (come poi hanno fatto) e che si resero protagonisti di imprese eroiche ed ardite.
Soprattutto erano animati da un sentimento che oggi è divenuto raro: l'amor di patria.
Uomini che, quindi, hanno contribuito a scrivere la nostra storia e senza i quali forse oggi saremmo tutti un po' differenti.
Uomini che dobbiamo ricordare per la loro audacia e il loro sacrificio
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La piacevole serata si è chiusa con qualche domanda dei presenti al relatore e con un gradito brindisi pre-natalizio.

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