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I relitti dello stretto

I relitti dello StrettoI relitti di navi ed imbarcazioni che riposano adagiati sul fondo del mare rappresentano un patrimonio culturale e naturalistico che merita di essere protetto; spesso rivestono un grande valore storico ed archeologico in quanto testimoni e custodi di accadimenti (per lo più tragici e misteriosi) del nostro passato, talvolta prossimo, ma anche remoto; inoltre costituiscono dei micro-habitat di alto valore ecologico poichè vengono immancabilmente scelti dalle più svariate creature marine che decidono di stabilirvi la propria residenza.
Francesco Turano ci porta nel turbolento e affascinante braccio di mare tra Calabria e Sicilia, noto come Stretto di Messina, e nelle sue immediate vicinanze, alla scoperta dei tanti relitti che vi hanno fatto naufragio, veri e propri tesori di vita sommersa da tutelare.

 

 


Il relitto del Piroscafo Laura CSe per Stretto di Messina intendiamo quel braccio di mare tra Calabria e Sicilia e i cui confini si estendono dalla trasversale Punta Faro – Punta Pezzo fino alla trasversale Taormina – Capo d’Armi, possiamo individuare sei relitti, tre per sponda; sul versante siculo, da sud verso nord, troviamo il relitto del Rigoletto fuori il porto di Messina, quindi quello del Pentwingas a Pace, poi un aereo di fronte Ganzirri e per finire quello sconosciuto di Faro e i resti, sempre a Faro, dell’Amerique; sul versante calabro, sempre da sud verso nord, troviamo invece la Laura C a Saline Joniche, la bettolina tedesca a Lazzaro e infine il vapore di un vecchio mercantile a Cannitello.

Nel Tirreno, fuori dallo stretto, troviamo altri tre relitti, due notevoli ed uno poco importante: i primi due sono in Sicilia e si chiamano Valfiorita e Arturo Volpe (giacciano poco oltre Capo Peloro), l’ultimo si trova nella baia di Scilla, in Calabria, e pare sia un vecchio mezzo da sbarco.

Questo per citare anche quei relitti che in un certo senso si trovano nelle immediate vicinanze allo Stretto e potrebbero essere inclusi in questo contesto.

Procediamo con ordine e vediamo di spendere due parole per ciascuno dei relitti di cui sopra.Il relitto del Piroscafo Laura C

Se iniziamo dal versante calabro, al confine meridionale del canale, subito dopo Capo d’Armi, troviamo uno tra i relitti più belli e importanti: la Laura C. Oggi quel che rimane di questa splendida nave mercantile giace tra i 20 e i 50 metri di profondità, con la prua rivolta a riva e la poppa verso il fondo, su un fondale fortemente scosceso e subito profondo.

Procedendo verso l’interno dello Stretto, una decina di km prima di arrivare a Reggio Calabria, prospiciente l’abitato di Lazzaro giace il relitto di una bettolina tedesca sconosciuta, posto su un fondo di sabbia e fango parallelo alla riva tra i 36 e i 48 metri di profondità.

La bettolina tedescaArrivati a Reggio non si segnalano relitti se non quello di un recente affondamento di una barca in legno di una ventina di metri, fino a qualche anno fa degno di nota per la concentrazione di biodiversità e per la particolare atmosfera che si era creata sui fondali sabbiosi di fronte la baia di Pentimele.

Nel mare tra Catona e Gallico, poco a nord della città, dovrebbero esserci i resti di un vecchio traghetto chiamato Cariddi, ma la profondità supera i cento metri e il relitto non è preso in considerazione per il turismo subacqueo (anche perché la zona è lambita da forti correnti).

Al confine settentrionale del canale, in località Cannitello, troviamo invece il relitto di un bel mercantile sconosciuto, che giace con prua verso riva e poppa verso il fondo tra 25 e 52 metri di profondità, capovolto e leggermente inclinato su un lato.

Saltiamo in Sicilia e torniamo nuovamente a sud dove, poco fuori il porto di Messina, nei pressi della cosiddetta Cittadella, si trova il relitto del Rigoletto (il nome appare sulla prua emergente).

Posto in posizione di navigazione, con prua verso terra (fuori dall’acqua) e poppa con tanto di elica a 36 metri di profondità, è indice della pendenza di questi fondali lambiti da forti correnti e caratterizzati da acqua molto limpida.

Il relitto di CannitelloAlcuni confondono questo relitto col Maddalena Lo Faro, demolito nelle vicinanze e di cui oggi non rimane traccia. Procedendo verso nord troviamo poi, di fronte l’abitato di Pace, poco oltre Messina, il relitto del Pentwingas (incendiatasi in rada nel 1967) e a 150 metri di profondità la petroliera Proleist, colata a picco nel 1972 e ovviamente non considerata nel modo più assoluto per il turismo subacqueo.

Il relitto della Pentwingas giace poggiato su un fianco con la chiglia verso il largo a circa 42 metri di profondità. Ancora più a nord giacciono i relitti di due grandi navi: l’Amerique, piroscafo costruito a inizio Novecento e andato distrutto, con resti sparsi tra 10 e 30 metri e un relitto sconosciuto, in posizione di navigazione sul fondo con prua rivolta a riva, tra i 35 e i 68 metri di profondità.

Il RigolettoLe due navi riposano sui fondali antistanti Torre Faro.

Di fronte Ganzirri, 150 metri fuori su un fondale di circa 50 m, c’è poi il relitto di un aereo (Bristol Beaufighter).

Ognuno di questi relitti sommersi rappresenta in qualche modo un oasi di vita sul fondo del mare. Le strutture dei relitti sono infatti colonizzate da numerose specie di invertebrati e popolate da una gran quantità di pesci, che trovano validi rifugi e molto di cui nutrirsi.

Da ciò l’importanza di preservare i relitti e considerarli, nel contesto del turismo subacqueo, non solo come luoghi de esplorare per rivivere la storia di un naufragio, ma anche e forse soprattutto come luoghi di ripopolamento e quindi determinanti per la salvaguardia della biodiversità nel mare.

 

 

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