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Relitto B.R. 20

Il relitto del bombardiere italiano Fiat B.R.20 - Foto di Paolo FossatiI relitti affondati che giacciono sul fondo marino sono innumerevoli, nella maggior parte dei casi si tratta di navi, a volte di aeroplani.
Forse proprio questa scarsità di reperti rende l'immersione su di un aereo affondato molto affascinante. E' un accostamento forte, drammatico, quello tra cielo e mare.
Si racchiude una doppia tragedia nel precipitare e nell'affondare, piuttosto frequente, purtroppo, durante la seconda guerra mondiale.
Questo dramma, in particolare, si consumò la mattinata del 13 giugno del 1940 e le testimonianze storiche giacciono a 47 metri di profondità, di fronte al paesino di Santo Stefano al Mare (Imperia), a circa un miglio e mezzo dalla costa. Verso le ore 10 i BR 20 del 13° stormo decollavano dal campo di Cascina Vaga nel pavese, per attaccare la base navale di Tolone ed i campi d'aviazione della Francia meridionale.
Il relitto del bombardiere italiano Fiat B.R.20 - Foto di Paolo FossatiIl piano d'attacco fu stravolto dalle avverse condizioni meteo ed il 43° gruppo d'assalto arrivò sull'obiettivo in ritardo ed isolato dagli altri, trovando in agguato i caccia dell'aviazione francese. Due aerei furono abbattuti da tre Dewoitine D520 nemici in agguato, comandati dall'asso dell'aria Maresciallo Pierre Le Gloan. Entrambi furono colpiti nei pressi dell'isola di Porquerolles: uno affondò presso l'isola francese e l'altro di fronte a Santo Stefano al Mare.
E' l'ultimo esistente, scomparso questo, non resterà che la memoria del bombardiere Fiat BR 20. L'aereo, per la precisione il MM 21503, con il motore destro fuori uso, la torretta della mitragliatrice centrale bloccata e tre aviatori feriti, tra cui il comandante, cercò di rientrare, pilotato dal motorista e dal secondo pilota. Riuscì a rientrare negli spazi aerei italiani ma anche il motore sinistro cedette. L'ammaraggio fu violentissimo, il vetro della cabina di pilotaggio si sfondò e l'aereo affondò in pochi minuti. Si salvarono, soccorsi da pescatori, il motorista Farris ed il secondo pilota maresciallo Aliani.  Perirono, senza mai più essere trovati, il comandante, tenente Catalano, il sergente maggiore Ferrari ed il primo aviere marconista Gaeta. 

Una delle due eliche a tre pale dell'aereo in primo piano -  Foto di Paolo FossatiImmersione

E' un'immersione impegnativa, su un fondo sabbioso di 47 metri, dove il relitto è divenuto insperato rifugio per un gran numero di specie animali, trasformandosi in una vera e propria oasi di vita.
A volte la corrente può essere così forte da rendere obbligatoria la discesa lungo un cavo, regalando però una visibilità straordinaria.


L'apparire dell'inconfondibile sagoma dell'aereo, che risalta incredibilmente sul fondo chiaro, simulando un grosso scheletro adagiato sulla sabbia, è un'emozione straordinaria.

Sotto l'ala sinistra dell'aereo, tra il motore e la carlinga, un grosso astice si è ricavato una sicura dimora - Foto di Paolo FossatiLa tela che rivestiva l'aereo è stata distrutta dal logorio del mare e dal naufragio, lasciando scoperte tutte le parti metalliche, che offrono rifugio a molti animali e sono un ottimo substrato per la crescita di spugne, soprattutto della specie Verongia cavernicola. Le due eliche a tre pale sporgono dal fondo e sono sicuramente la parte più spettacolare del relitto. Visto frontalmente l'aereo sembra in posizione di decollo, con le ali integre e le eliche perfettamente visibili; sembra quasi impossibile che l'impatto con la superficie e il tragitto verso il fondo non abbia spezzato in più tronconi la struttura. Posteriormente alle eliche, nella parte visibile dei motori, si sono insediati alcuni grossi gronghi ed alcune murene, ormai avvezzi alla presenza dei subacquei. Girovagando tra le lamiere spicca l'abbondante presenza di scorfanotti (Scorpena notata) e di grossi scorfani rossi (Scorpaena scrofa).
Sotto l'ala sinistra dell'aereo, tra il motore e la carlinga, un grosso astice si è ricavato una profonda e sicura dimora.

La mitragliatrice del relitto, completamente incrostata di spugne - Foto di Paolo FossatiAnche un bel gattuccio rientra negli incontri abituali di quest'immersione.
In primavera sono frequenti le granseole (solitamente appoggiate sulle ali) e le rane pescatrici.
Fortunatamente le strutture metalliche sono del tutto prive di reti abbandonate, consentendo al subacqueo di non preoccuparsi di uno dei più frequenti pericoli che accompagnano le immersioni sui relitti.
Solamente qualche residua lenza di nylon è adagiata di fianco alle strutture metalliche.
All'interno della carlinga si riconoscono perfettamente i sedili del pilota e del copilota.
L'intelaiatura metallica della fusoliera origina nicchie rettangolari che ospitano sempre piccole aragoste.
Dirigendosi verso la coda dell'aereo s'incontra la mitragliatrice, calibro 12,7, anch'essa completamente incrostata da spugne.

Un grosso scorfano, tra le lamiere del relitto - Foto di Paolo FossatiTra le strutture tubolari dell'intelaiatura metallica, semisommersa nella sabbia, giace una scatola di munizioni.
Sui tubi che costituivano l'intelaiatura delle ali sono sempre presenti grossi e coloratissimi esemplari di Scorpena scrofa.

Pinneggiando lungo lo scheletro si arriva alla coda dell'aereo, dove si riconoscono gli alettoni direzionali.
Dopo la perlustrazione possiamo concludere che la lunga permanenza sul fondo del mare sembra non nuocere più di tanto al relitto, che, a parte i danni subiti durante l'attacco e l'affondamento, si rivela ancora in ottimo stato e sicuramente in grado di offrire molte belle immersioni a tutti i subacquei che vorranno esplorarlo.


Informazioni tecniche


Il Fiat B.R.20 Cicogna era un bimotore sviluppato nella seconda metà degli anni '30. Prestò servizio durante la guerra civile spagnola e nella prima fase della seconda guerra mondiale. I B.R.20 furono impiegati anche dall'aviazione dell'esercito giapponese e dall'aeronautica spagnola.

L'intelaiatura metallica della fusoliera dell'aereo, vista dall'alto - Foto di Paolo FossatiProgettato dall'ingegner Celestino Rosatelli, padre dei celebri caccia biplani della Fiat, dal Fiat C.R.1 al C.R.42, era un monoplano ad ala bassa con struttura interamente metallica e rivestimento misto (duralluminio e tela). Presentava una stiva bombe in cui gli ordigni erano ospitati orizzontalmente, a differenza dei bombardieri italiani degli anni '30 in cui erano stivate verticalmente, soluzione che dava pregiudizio per la precisione del lancio.
Queste caratteristiche fanno in genere considerare il B.R.20, che compì il suo primo volo nel febbraio del 1936 ai comandi di Enrico Rolandi, come primo bombardiere moderno della regia aeronautica. Anche perché l'S.M. 79 Sparviero, che aveva compiuto il suo primo volo l'anno prima, era stato progettato come aereo passeggeri/da competizione. In ogni modo il B.R.20 aveva le gambe anteriori del carrello, retrattili nelle gondole motori, che lasciavano gli pneumatici parzialmente scoperti e ruotino di coda fisso; proprio come l'S.M.79.

Oltre alla stiva bombe, altra soluzione che lo differenziava dalla produzione di velivoli medio/pesanti italiani degli anni '30, in gran parte trimotori, era l'adozione della formula bimotore. Questa sistemazione, la più diffusa all'estero per i velivoli di questa classe, consentiva una più agevole sistemazione del puntatore e dei sistemi di puntamento.

Una delle due eliche a tre pale dell'aereo in primo piano -  Foto di Paolo FossatiTuttavia, pur essendo nel complesso un buon apparecchio, simile per prestazioni al tedesco Dornier Do 17, il B.R.20 fu sempre penalizzato dal cattivo rendimento dei motori, i Fiat A80 RC41. Pur sviluppando 1.000 CV di potenza, questi motori diedero sempre problemi agli specialisti. Nell'impiego operativo sarà quindi messo in ombra da due trimotori: il CANT Z.1007bis Alcione, che nonostante la sua struttura lignea si rivelò il miglior bombardiere della Regia Aeronautica prodotto in grande serie, e l'S.M.79 Sparviero. Nell'ambito sportivo, d'altronde, il Savoia-Marchetti aveva già sconfitto il B.R.20 una volta, alla corsa aerea Istres-Damasco-Parigi del 1937. All'arrivo gli Sparviero avevano conquistato l'intero podio, mentre i due Cicogna si dovettero contentare di 5° e 6° posto.
Come in gran parte dei velivoli militari italiani l'armamento difensivo dei B.R.20 era insufficiente e ne limitava le possibilità operative. A peggiorare la situazione era una certa complessità, che conduceva inevitabilmente ad inaffidabilità nell'impiego operativo, delle torrette:

- Torretta dorsale semi-retrattile Fiat MI, con una mitragliatrice Breda-SAFAT da 12,7 mm. La torretta MI, che aveva sostituito la DR con due pezzi da 7,7 mm montata nel prototipo e nei primi 20 esemplari di serie, era caratterizzata da funzionamento a volte difettoso.
- Postazione ventrale retrattile "a mandibola", con una mitragliatrice da 7,7 mm. L'apertura a comando idraulico era di difficile impiego.
- Torretta anteriore Breda R, ad azionamento manuale, con mitragliatrice da 7,7 mm. Sostituita a partire dalla versione B.R.20M da una più semplice e funzionale torretta brandeggiabile Fiat H.

Un subacqueo e un grosso scorfano - Foto di Paolo FossatiLa prima versione di serie (designazione B.R.20) rimase in produzione fino alla fine del 1939 e ne furono costruiti 233 esemplari.

Già nell'autunno 1936, pochi mesi dopo il primo volo, venivano equipaggiati i primi reparti, a partire dal 13° Stormo Bombardamento Terrestre di Lonate Pozzolo.

Il battesimo del fuoco avvenne a partire dall'estate 1937 durante la guerra civile spagnola. I B.R.20 dell'Aviazione Legionaria italiana vennero utilizzati con successo in azioni di bombardamento diurne e notturne.


All'entrata in guerra dell'Italia, erano disponibili 219 esemplari, di cui solo 132 di pronto impiego, e dall'inizio dell'anno aveva iniziato ad arrivare alle squadriglie la nuova versione, designata B.R.20M.

Il relitto del bombardiere italiano Fiat B.R.20 - Foto di Paolo FossatiInizialmente vennero impiegati nella campagna contro la Francia e 80 nuovi B.R.20M vennero assegnati al Corpo Aereo Italiano, reparto della Regia Aeronautica stanziato in Belgio come supporto alla Luftwaffe durante la Battaglia d'Inghilterra. Il reparto italiano effettuò con scarso successo, incursioni sui porti di Harwich, Ramsgate e le industrie di Ipswich, tra l'ottobre ed il dicembre 1940, e venne ritirato poco dopo.
I B.R.20 vennero successivamente impiegati in tutti i teatri di guerra del mediterraneo. Con il passare del tempo, i B.R.20 venivano via via assegnati a missioni di ricognizione a lungo raggio. In particolare nel settore dei Balcani contro le formazioni partigiane.
All'armistizio solo 81 B.R.20 erano ancora in servizio di prima linea. Successivamente vennero impiegati solo come addestratori per gli equipaggi destinati ai bombardieri e trasporto, ed alla fine della guerra erano ormai pochi i velivoli ancora in condizioni di volo.

Altri operatori:

Un grosso scorfano, tra le lamiere del relitto - Foto di Paolo Fossati- Giappone: 85 esemplari. Questi aerei, designati come Tipo I, vennero impiegati durante la Seconda guerra cino-giapponese dall'aviazione dell'esercito. Con basi sulla costa cinese effettuavano azioni di bombardamento sulle città dell'entroterra ancora in mano cinese. Furono via via rimpiazzati dai Mitsubishi Ki-21 a partire dall'estate 1938.
- Spagna: i 9 B.R.20 impiegati dalla Aviazione legionaria italiana sopravvissuti al conflitto, vennero rilevati nel 1939 dall'aeronautica spagnola.
- Venezuela: 1 esemplare.
- Ungheria: 2 esemplari.
- Croazia: nel gennaio 1944 le due squadriglie di bombardamento della Croat Luwftwaffen Legion, formazione mista croato-tedesca inquadrata nella Luftwaffe, ricevettero 3 B.R.20 (assieme a 3 CANT Z.1007bis) per utilizzarli come addestratori degli equipaggi al bombardamento.

CARATTERISTICHE TECNICHE:

Costruttore FIAT S.A.
Tipo bombardiere leggero
Anno progettazione 1936
Progettista Celestino Rosatelli
Apertura alare 21,56 mt
Lunghezza 16,10 mt
Altezza 4,30 mt
Velocità 432 km/h a 5000 mt
Tangenza 9000 mt
Autonomia 2.750 km
Peso a vuoto 6500 kg
Motore 2 FIAT A 80 RC 41 a 18 cilindri radiali raffreddati ad aria da 1014 cv l’uno
Armamento 3 mitragliatrici e 1600 kg di bombe
Equipaggio 5 persone 

Per le foto d’epoca puoi consultare 


Il diving utilizzato da Paolo Fossati

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