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Una spedizione italiana riscopre il Piroscafo Bianca C a 47 anni dal suo affondamento.

Il piroscafo Bianca C.All'alba del 22 ottobre 1961, mentre si trovava alla fonda del porto di St. George's nell'isola caraibica di Grenada, una forte esplosione riecheggiò per i ponti del piroscafo partendo dalla sala macchine e travolse e uccise sul colpo tre macchinisti ferendone altri cinque, poi le fiamme dell'incendio iniziarono a farsi strada diffondendosi ovunque fino ad avvolgere lo scafo del Bianca C… Mentre gli oltre settecento passeggeri a bordo venivano sbarcati a terra grazie anche all'aiuto della popolazione di Grenada, svegliata dal frastuono...


Nessun altro perse la vita nell'incendio durato ben tre giorni nonostante nell'isola non vi fossero mezzi di emergenza per fronteggiare un simile disastro. Il segnale di SOS lanciato dalla Bianca C venne raccolto dal transatlantico britannico Londonderry che arrivò nel porto la sera del 24 ottobre, riuscendo a rimorchiare la nave italiana, ancora in balia delle fiamme, al largo del porto di Saint George's.

Bianca C la nave di punta della Costa Crociere di quegli anni, oramai incapace di rimanere a galla, sprofondò tra i flutti cristallini del mar dei Caraibi poco distante dalla Grand Anse, la zona turistica più rinomata di Grenada, su un fondale sabbioso a 50 mt. di profondità.

Lorenzo Del VenezianoQualche tempo dopo la famiglia Costa donò alla popolazione dell'isola la statua di un Cristo redentore, che oggi si erge dal molo del porto, per ringraziare tutti quanti per l'aiuto e l'ospitalità dimostrata verso i più di settecento naufraghi dell'incendio del Bianca C.
Una volta calmate le acque della vicenda attorno al relitto non tardarono a presentarsi predoni e cercatori di relitti e souvenir che, un po' come nei libri di Stevenson, ne depredarono contenuti e strutture rendendo il relitto anonima vittima dei loro saccheggi e mettendo a rischio di collasso le strutture stesse tanto che il protettorato britannico di Grenada dichiarò la zona interdetta.
Passati circa vent'anni dal divieto la nave venne visitata ancora e censita tra i relitti più grandi ed interessanti di quei mari, anche se le condizioni di corrente e di scarsa visibilità la rendevano un'immersione destinata a pochi esperti.


Due componenti del team Exploro Bianca C.
Bianca C nacque nei cantieri francesi di La Ciotat nel 1939 e fu varata nel 1944 sotto il nome di Marechal Petein; il periodo non fu dei migliori, infatti i suoi 180 mt. costituirono un buon obbiettivo per le motosiluranti tedesche che la danneggiarono in uno dei suoi primi viaggi… forse per qualche carico che dalle sue stive non avrebbe mai dovuto arrivare a destinazione!
Successivamente venne registrata sotto vari nomi, come La Marseillese, sulla rotta per Yokohama;
in seguito venne acquistata dalla compagnia di bandiera panamense Arosa Line che la ribattezzò Arosa Sky fino ad arrivare alla sua ultima paternità sotto la compagnia di bandiera italiana Costa che le diede il nome dell'ultima nata nella famiglia degli armatori liguri, Bianca C.
Dal 1959 al 1961 il piroscafo Bianca C solcò le onde dell'oceano sulla rotta Italia–Venezuela, via Caraibi.
L'ancora del relitto
Fu nella zona caraibica che la storia di questo gigante dei mari si trasformò da mezzo di trasporto, a relitto dapprima depredato e poi dimenticato sul fondo del mare.
Oggi a ben 47 anni da quell'incendio che indebolì la struttura metallica dello scafo ed illuminò le nottate dell'isola caraibica, un team di subacquei tecnici italiani, partito il 7 ottobre 2008, è tornato a restituire la memoria al relitto, uno dei più grandi ed importanti relitti della zona caraibica, tanto da essere noto come "Il Titanic dei Caraibi".
L'impresa è stata studiata ed organizzata dall'esperto scopritore di relitti Lorenzo Del Veneziano, che vanta una carriera di scopritore e fotografo di relitti (a tutte le profondità accessibili all'uomo) di tutto rispetto.



Lorenzo Del Veneziano"Il relitto è bellissimo e gigantesco… le sue strutture sono malmesse e rovinate… ma i suoi segreti e gli interni sono ancora ben presenti in questo pezzo di storia cristallizzata del nostro Paese!" queste le prime parole del capo spedizione Lorenzo Del Veneziano.
"Purtroppo molte sezioni dei ponti hanno ceduto e si trova materiale sparso quà e là sul fondo!… Abbiamo dovuto farci strada lungo gli angusti cunicoli delle sentine per raggiungere la sala macchine, da cui è partita l'esplosione causa del suo affondamento… I ponti passeggeri e moltissime stanze sono ancora ben conservate! Addirittura la stanza del capitano, pur essendo stata più e più volte visitata, presenta ancora una delle due casseforti di bordo in sede… è stata l’emozione più grande!".


Lo staff della spedizione

La spedizione, denominata Exploro Bianca C, ha portato il team di subacquei, composto, oltre che da Lorenzo Del Veneziano, da Nicla Capatti, Alberto Marconi, Lorenzo Stucchi e da Gianluca Bozzo (il medico a bordo era il dottor Aleandro Astolfi), ad immergersi 50 volte sul relitto con immersioni della durata media di due ore, utilizzando attrezzature tecniche (fra le quali il rebreather Megalodon Inspiration a filtro radiale) e gas respiratori diversi da quelli utilizzati nelle normali immersioni sportive.
Sono stati effettuati complessivamente 3500 minuti di immersione ad un profondità operativa massima di 50 mt. e, per l'esplorazione del piroscafo, sono stati srotolati ben 250 mt. di filo di arianna ed impiegati 5600 lt. di He e 16800 lt. di ossigeno.


Deposizione delle targheIl team di subacquei ha dapprima esplorato il relitto al suo esterno, per individuare e visionare la falla causata dall'esplosione, per poi effettuare la penetrazione attraverso la sala macchine, ispezionando i diversi ponti della lussuosa nave, le plance di comando e la camera del capitano dove, come pensato in fase di programmazione, è stata ritrovata una delle cassaforti di bordo.
La visibilità all'interno del relitto era abbastanza scarsa, ma sufficiente per esplorazioni mirate, mentre le condizioni meteomarine non sono state eccezionali, nonostante la temperatura dell'acqua molto confortevole, improvvisi scrosci monsonici hanno increspato il mare portando rapidi venti e cambi di corrente.
Sono state realizzate oltre un'ora di immagini flmate in alta definizione e ben 300 scatti subacquei... oltre a tutto il materiale esterno.
Durante l'ultima immersione sono state deposte sul relitto del Bianca C due targhe commemorative: una donata dalla famiglia Costa in memoria della vita e dell'impegno svolto dalla signora Bianca Bozzo ed una, forgiata dalla fucina dell'azienda bresciana Gio'Sub, a testimonianza del passaggio della spedizione, mirata non a togliere, com'è successo in passato, ma, caso mai, a ridare vita e lustro.

Nicla Capatti
La spedizione è andata ben oltre l'aspetto sportivo e di recupero della memoria grazie alla partecipazione alla missione della Red Rescue di Desenzano e dell'OXI.GEN Lab di Brescia, ed in particolare alla collaborazione con il dottor Giovanelli Nicola, volte alla sicurezza in immersione con il monitoraggio di aspetti ossidativi che avvengono in operatori che lavorano in condizioni non normobariche e i cui risultati potranno trovare campo di applicazione nella subacquea ma non solo!
Il medico di bordo dr. Aleandro Astolfi ha infatti monitorato costantemente la salute dei subacquei ed effettuato le analisi su Lorenzo e Nicla per lo studio promosso da OxygenLab Brescia sugli effetti ossidativi in operatività non normobarica!

 


L'impresa è stata appoggiata dalla Regione Liguria e realizzata per mezzo di una cordata di imprese bresciane vicine allo sport subacqueo e, ancor di più, interessate agli aspetti di recupero storico della vicenda, tra cui: la Gio'Sub di Roncadelle (azienda produttrice di illuminatori subacquei hi-tech, di cui Del Veneziano è testimonial, che ha realizzato ed organizzato la logistica della spedizione); lo studio di produzione VRM del cineasta gardesano Angelo Modina; In Immaginabile studio grafico; Parisi Sub di Lorenzo Parisi, che ha realizzato le mute per l'esplorazione; EdilFaro srl assieme a Casa e Rossi; ENSE srl; OXI.GEN Lab laboratorio di analisi in Brescia; Red Rescue azienda che promuove e produce presidi per la sicurezza in acqua; oltre al supporto di PIL Sport Bank Investiment.

Per gentile concessione della redazione di Exploro Bianca C e di Gio'Sub 

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