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Racconti di immersione

Lo sperone di San Sebastiano

Lo sperone di San Sebastiano - Foto di Francesco TuranoLo sperone di San Sebastiano - Foto di Francesco TuranoIl litorale roccioso, costituito da pareti a picco sul mare, che caratterizza la costa subito a nord di Bagnara Calabra, sul versante tirrenico della provincia di Reggio Calabria, è certamente uno dei tratti di costa più interessanti e suggestivi dell'intera Calabria. I fondali marini subito profondi, che danno al mare quel colore blu intenso quasi violaceo, sono morfologicamente esaltanti e sempre diversi: ogni volta che ci si sposta di poco si scopre sempre qualcosa di nuovo. Giorni fa, ad esempio, son tornato a visitare un luogo che non vedevo da tempo, che avevo quasi rimosso dalla memoria; ho così riscoperto un suggestivo ambiente, forse addirittura migliorato e cambiato rispetto al ricordo che conservavo e a ciò che immaginavo di ritrovare. Il primo tratto di costa, compreso tra la baia successiva a Capo Rocchi (con il porto turistico e peschereccio) e la bellissima baia di Cala Janculla, è denominato, nel suo lato meridionale, inizialmente Gramà e poi San Sebastiano.
Lo sperone di San Sebastiano - Foto di Francesco Turano Questo secondo tratto, che prende il nome da un santo siciliano,presenta una larga insenatura biforcuta, con un grottino e uno scoglioaffiorante; fondali suggestivi e movimentati per un tuffo entro i ventimetri sono qui celati sotto la superficie scura, ma se ci spostiamosullo sperone di roccia che ne delimita il confine settentrionale, ilpiù sporgente verso il mare, vi è un grande bastimento roccioso a formadi piramide sottile e allungata dal basso verso l'alto, prepontementeproiettato verso il mare aperto e la profondità.

La guglia rocciosa tocca subito i 30 metri di profondità,raggiungendoli quasi verticalmente; la base del bastione poggia poi suun avvallamento del fondale, una sella, sporgendo quindi nel blu connuove rocce più basse e apparentemente, a un primo sguardo, pocosignificative.

Avvicinandosi si scopre invece che queste nuoveformazioni si allargano verso il blu dando vita a nuovi blocchi dipietra che cadono con sembianze di scaloni, subito popolati daparamuricee rosse e spugne arancio.

Lo sperone di San Sebastiano - Foto di Francesco Turano L'immersione è avvincente sin dall'inizio, lasciandosi cadere lungo l'anfiteatro roccioso coperto dalle gorgonie fino alla profondità desiderata, rammentandoci che è facile arrivare in breve a superare i 60 metri di profondità.
Imposto un limite alla nostra avventura nel blu, possiamo dedicarci tranquilli all'osservazione dell'ambiente circostante, arricchito dai numerosi anthias che sciamano pigramente come è tipico dei serranidi e da molteplici specie di invertebrati che colonizzano le arborescenze delle gorgonie, la cui conformazione invita all'instaurarsi di differenti insediamenti di fauna bentonica.
Ecco infatti poriferi e anellidi che sfruttano rami di paramuricee insieme a tunicati, come le solite ma sempre belle claveline trasparenti; e poi molti tipi di alghe e briozoi alla base delle gorgonie e intorno ad esse, dove la roccia offre spazio alla vita.

Lo sperone di San Sebastiano - Foto di Francesco Turano Lo sperone di San Sebastiano - Foto di Francesco Turano Lo sguardo si perde nei colori e nelle forme di creature che mai stancano l'osservatore subacqueo attento ai mutamenti periodici della biologia dei fondali, ma ci si perde anche attratti da quell'orizzonte invisibile che scompare sotto di noi;

un orizzonte che finisce più in la, non sai mai dove, lasciando sempre in sospeso i pensieri di noi, animali terrestri, così affascinati dall'ignoto nascosto in fondo al mare e così curiosi da non smettere mai di sognare una nuova immersione ancor prima di finire quella vissuta nel presente.

Lo sperone di San Sebastiano - Foto di Francesco Turano Lo sperone di San Sebastiano - Foto di Francesco Turano Emozioni nel blu che si rinnovano, sensazioni avvincenti che la vita nel mare ci offre in questi luoghi; una regione come la Calabria da il meglio di se, svelando i segreti del mare profondo e colorato del suo Mediterraneo, colori che ai piedi delle pareti costiere che a Bagnara penetrano nel regno di Colapesce raggiungono l'inverosimile.

Lo sperone roccioso di San Sebastiano
è un luogo che può offrire molto al subacqueo naturalista sensibile: i paesaggi sommersi coinvolgono in atmosfere surreali, dove pesci come guardinghe cernie di una certa mole si fanno appena osservare, spaventate da comportamenti inadeguati e persistenti di personaggi che si ostinano ancora oggi a pescarle.
Fotografando ci si distrae perdendosi nei pensieri e concentrati dietro il mirino della fotocamera scafandrata; fotografando si scoprono le cose, i dettagli, le curiosità ed i fatti di un mondo diverso, il pianeta acqua. Uno spettacolo.


Lo sperone di San Sebastiano - Foto di Francesco Turano La peculiarità di questo ambiente è il forte contrasto tra il bianco di anellidi tubicoli coloniali, che formano ammassi piuttosto voluminosi (…), e il rosso scuro delle gorgonie.
Rosso che incontra ancora una volta il bianco nell'unione tra claveline e gorgonie o ancora tra le colonie di Pareritropodhium coralloides e le sempre presenti gorgonie.

Un accostamento frequente in questo preciso tratto di fondale, quello del bianco al rosso, come se San Sebastiano avesse voluto un qualcosa di diverso nel fondale antistante il tratto di costa a lui dedicato.
Si aggiunge poi un altro colore, che si ripete con minor frequenza: l'arancio.

Lo sperone di San Sebastiano - Foto di Francesco Turano Quell'arancio di spugne che come candelabri della sala di un castello medievale svettano in forme strane e cangianti vero l'alto, ospitando anch'esse altri piccoli animali sulla superficie disponibile al passaggio o all'insediamento stabile. Incorniciata da questi splendidi colori, la scogliera si arricchisce ulteriormente di forma e colore quando i relitti di lenze arroccate e imbrogliate sul fondo danno spazio alla colonizzazione aggressiva di alghe, poriferi e soprattutto briozoi.
Tutto è inglobato nell'ambiente sommerso, nulla viene perso di vista da Madre Natura, che provvede al meglio a celare le malefatte di un animale terrestre che ultimamente ha trascurato e devastato il pianeta acqua certamente oltremisura. Quei pochi sensibili personaggi della specie umana che hanno il piacere di immergersi nell'elemento liquido scoprono, increduli, il delicato equilibrio del mare e le sue incantevoli e mutevoli sembianze.
I subacquei osservano la biologia marina e qualcuno si accorge delle grandi ferite che il mare ha subito e subisce per mano dell'uomo.
A Bagnara un tempo il pesce abbondava, le cernie tranquille nuotavano insieme a saraghi, corvine, occhiate, muggini, salpe, e tante altre specie; oggi i pesci comuni son quasi difficili da vedere, son diminuiti ed han cambiato comportamento.
Tuttavia ancora qualche spettacolo è riservato all'amante evoluto del mondo sommerso, ma la consapevolezza che siamo giunti al momento di invertire la rotta deve essere globale.

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