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Asteroidi marini mediterranei

Ophidiaster ophidianus in ambiente di scoglieraM.glacialis nei suoi spostamenti sul fondoUna stella di mare essiccata dal sole, portata in spiaggia dalle onde di una mareggiata, poi raccolta e posta nella vetrina del salotto di casa o sulla parete di una casa al mare, ricordo di una delle tante estati vissute: chi non la possiede? Con la maschera sul volto e l'aiuto di uno snorkel, durante un tranquillo bagno estivo, è possibile ammirare alcune specie di stelle marine già poco sotto la superficie del mare e scoprire il loro vero volto, senza necessariamente limitarsi a conoscere la stella solamente nella sua versione "cadavere secco". Si deve solo aguzzare la vista ed abituarsi a osservare gli animali del mare tenendo sempre presente la loro naturale propensione a mimetizzarsi. Anche le stelle, infatti, note rappresentanti del gruppo degli echinodermi (che significa letteralmente "con le spine sulla pelle"), si mimetizzano benissimo con le asperità del fondale e le concrezioni che ricoprono la roccia, integrandosi a meraviglia con il resto della fauna presente.
Il loro aspetto e la loro apparente staticità inganna l'osservatore sulle reali capacità che questi animali possiedono: siamo di fronte a dei veri e propri predatori carnivori, anche molto voraci. Dotate di un apparato digerente in grado di estroflettersi, le stelle marine sono in grado di digerire anche delle prede molto grandi. Ogni appendice del loro strano corpo è dotato di apparato riproduttore e questo vuol dire che la stella, che di solito è formata da cinque raggi (o appendici, o braccia), è come se fosse costituita da cinque individui indipendenti, uniti al loro centro dalla parte di corpo che contiene la bocca. Straordinario, non credete?
Se fate immersioni con una certa frequenza e osservate bene la fauna bentonica avrete sicuramente notato come a volte si vedono stelle molto strane, deformi, morfologicamente stravaganti, con meno braccia del normale o con qualche raggio in più, più o meno lunghi. Ciò accade proprio per il motivo appena esposto: caratteristica degli Echinodermi è quella di poter dividere il loro corpo in cinque parti (simmetria pentaradiata) mantenendo un asse centrale, che nel caso delle stelle marine corrisponde con la bocca. Se una stella di mare perde quindi uno o più raggi, è in grado di rigenerarli e da un singolo raggio può nascere un individuo completo senza problemi. Negli Asteroidei i sessi sono separati, ma ciò nonostante le stelle non si riproducono per accoppiamento, ma attraverso l'espulsione dei gameti che poi formano delle larve. Se provate a sfiorare una stella marina senza guanti, durante un'immersione, potrete scoprire ancora un'altra cosa: la superficie ruvida della loro pelle. Tale consistenza è legata al fatto che lo scheletro di questi animali è costituito da placche calcaree, strutture che rendono il loro corpo molto ruvido al tatto. Non è raro, inoltre, che sulla superficie superiore ci siano anche delle piccole escrescenze, se non addirittura dei piccoli aculei. Per muoversi, la stella di mare usa un sistema motorio costituito da tante piccole "zampe", dette pedicelli ambulacrali, sincronizzati in grande armonia. Questi si trovano lungo il solco ambulacrale, che è ben visibile in molte stelle lungo la mezzeria dei raggi stessi, e possono raggiungere anche il numero di 60.000 unità; non è ancora chiaro come questi animali possano coordinare un tale numero di arti ma osservare una stella in movimento è uno spettacolo interessante, anche se son richieste grandi doti di pazienza. Sovente le stelle marine sono ignorate dai sub per la loro staticità e la loro inespressività, ma sono animali che non andrebbero sottovalutati: con l'armonia delle loro forme, possono sempre diventare notevoli anche da un punto di vista estetico.
La locomozione delle stelle, quindi, ha una base idraulica: l'acqua entra nei raggi dell'animale e poi viene spinta all'interno per consentire il movimento. L'acqua viene cioè pompata nel raggio e spinge i pedicelli in avanti, che a loro volta fanno presa sul fondo attraverso delle ventose; aderendo alla superficie della roccia o del fondale, l'animale può così tirarsi in avanti e poi rincominciare il ciclo dei movimenti. I pedicelli non sempre hanno delle ventose all'estremità ma a volte sono dotati di una sostanza adesiva con ottima presa, avente comunque la stessa funzione. Tale potere consente alle stelle di rimanere  arrampicate ovunque e per lunghi periodi senza il minimo indugio; il potere adesivo è tale da consentire inoltre alla stella di aprire con forza i molluschi bivalvi, di cui sono grandi predatori. Un aspetto che incuriosisce il subacqueo alla scoperta della vita nel mare è la capacità tipica di tutte le stelle di sapersi rigirare se per caso fortuito vengono rovesciate; la stella si torce su se stessa, usando come punto di appoggio un braccio, e lo spettacolo è garantito. Potrei scrivere delle pagine solo su questo aspetto, descrivendo le fasi del ribaltamento istante per istante con il supporto di dettagliate riprese fotografiche, ma lo farò in un'altra sede. Per ora voglio solo aprirvi gli occhi su questo magico mondo degli asteroidei, meravigliosi animali del mare.
Le stelle di mare devono il nome, com'è ovvio intuire, proprio alla caratteristica forma stellata del corpo, assunta dalla maggior parte delle specie. Conducono vita bentonica, vale a dire strettamente legata al substrato, e si possono trovare nel fango, nella sabbia, nelle praterie di alghe o sulle rocce, dove si muovono costantemente alla ricerca di cibo, che in massima parte è costituito da detriti organici; il cibo è percepito a distanza grazie a dei recettori chimici particolari. Si nutrono anche di animali vivi, quali crostacei, ricci di mare, molluschi e spugne. Caratteristico di questi animali è il fototropismo negativo, che si rileva in quasi tutte le specie: sfuggono la luce e perciò si possono trovare più facilmente nelle zone d'ombra. L'intensità luminosa dell'ambiente è valutata grazie a degli organi di senso posti all'apice delle braccia. Le acque del Mediterraneo, come sempre oggetto della nostra indagine conoscitiva, ospitano numerose specie di stelle e in questa sede voglio presentarvene alcune.
Mi viene spontaneo iniziare parlando della stella marina classica, forse la più nota, quella che conosciamo un po' tutti perché facile da essiccare e perché vista e rivista negli spacci del pesce o nei ristoranti caratteristici come addobbo dal sapore di mare. Sto parlando della stella pettine, dalla caratteristica forma regolare con braccia caratterizzate da aculei sviluppati come i denti di un pettine (da cui il nome volgare). Purtroppo questa stella è facile vittima delle reti da pesca (soprattutto tramagli), visto che gli aculei diventano punti di appiglio delle braccia alle maglie della rete. L'Astropecten è comune su fondali fangosi e sabbiosi e tra le praterie di posidonia oltre i 10-15 metri di profondità; le differenze da specie a specie sono per lo più nel colore e nella dimensione. L'Astropecten aranciacus, forse la più diffusa e anche la più grande delle quattro, ha il dorso di un colore bruno tendente all'arancione, mentre il lato orale è biancastro; le dimensioni massime si aggirano sui 55 cm. di diametro. L'Astropecten spinulosus non supera invece i 10 cm. e ha una colorazione bruna omogenea, salvo varianti di colore che tendono all'arancio carico. L'Astropecten bispinosus arriva a 18 cm. ed è anch'essa di colore bruno, più tendente al grigio in questo caso, mentre la più piccola del gruppo, di colore nocciola, non supera gli otto cm. e si chiama Astropecten jonstoni.
Un animale che invece conoscono in pochi e che mi affascina particolarmente per le sue caratteristiche è la grande stella Luidia ciliaris; una specie che può superare i 60 cm. di diametro, molto abile nei movimenti rapidi e bella per via del suo colore arancio intenso a volte tendente al marrone e per i lunghissimi pedicelli, frenetici e attivissimi. Una stella, la Luidia, dotata di sette braccia lunghe e molto fragili, incontro occasionale per il subacqueo, a meno che non si frequentino fondali di sedimenti sottili, come il fango o la sabbia fine, lambiti da correnti (come accade nello Stretto di Messina, per esempio).
Comune è invece l'Echinaster sepositus, una stella rossa frequente sulle rocce e tra le praterie di posidonia, rivestita di piccoli aculei (apparentemente una peluria), con taglia massima di circa 30 cm.
Lungo i litorali rocciosi è comune anche la bellissima Ophidiaster ophidianus, con taglia massima di circa 35 cm., che deve il suo nome latino alla caratteristica forma cilindrica delle braccia. Questa specie si presenta in genere in colori che vanno dal rosso carminio al violaceo intenso, con una variante rosso vermiglio a macchie scure particolarmente bella e poco frequente.
Altra stella rossa molto appariscente e con diverse gradazioni di colore che vanno dal rosso, all'arancio fino al giallo, è Hacelia attenuata, che può raggiungere i 27 cm. di diametro, nonostante gli esemplari che si trovano non superano mediamente i 15 o 20 cm.
La grande Marthasterias glacialis è anch'essa molto bella ed ha un corpo molto robusto, che può raggiungere i 60-70 cm. di diametro nel Mediterraneo (1 metro nelle acque dell'Oceano Atlantico, da cui proviene). Le sue cinque braccia sono ricoperte da forti aculei, il colore è verde-bruno (ma ci sono numerose varianti), che diventa giallognolo negli esemplari che vivono a profondità maggiori. Si trovano sia su fondali rocciosi che fangosi, da pochi centimetri a varie decine di metri di profondità.
Sui fondali rocciosi e in acque basse vive la Coscinasterias tenuispina, dagli aculei sottili e relativamente lunghi che ricoprono le braccia. La colorazione è normalmente bruno-ruggine, non uniforme, con sfumature e riflessi azzurri. In questa stella è particolarmente evidente il fenomeno della rigenerazione delle parti corporee accidentalmente amputate: si possono infatti trovare esemplari con un numero variabile di braccia, sino ad una decina, alcune delle quali più piccole essendo ancora in fase di rigenerazione.
A grande profondità e poco nota tra i subacquei vive poi l'Anseropoda placenta, estremamente appiattita e di forma pentagonale, con larghe e corte braccia munite di piccoli aculei. Questa stella è di colore rossiccio sul dorso e giallo-brunastra nella parte inferiore.
Sempre in profondità troviamo poi la Cheaster longipes, una stella dalla struttura esile con le braccia lunghe e sottili, di un bel colore arancio chiaro, quasi giallo (a volte senape). Sotto i sassi, nei primi metri di profondità, vive invece Asterina gibbosa, una piccola stella, al massimo di 6 cm., il cui colore è giallastro tendente al verde o al rosso. La sua forma è goffa, sembra quasi una stellina ingrassata, e la sua struttura quasi sempre regolare, una stella perfetta.
Di forma tendenzialmente pentagonale è invece Peltaster placenta, una bella stella che non supera i 17 cm. ma che solitamente ha dimensioni che variano tra gli otto e i dodici cm. Con tozze sembianze e con corpo rigido leggermente rigonfio, possiede una colorazione arancione con screziature gialle o rosse. Vive su fondali detritici e sabbiosi ad una profondità compresa tra i 20 ed i 100 metri, ed è una delle poche specie mediterranee che oltrepassando il canale di Suez prova a colonizzare il Mar Rosso.
Come avrete notato, sono molte le opportunità di vedere una stella sott’acqua, visto l’alto numero di specie e la loro grande diffusione. Anche se a volte ci si domanda: perché? Cosa ci può essere di così interessante nell'osservazione di una stella marina? Certo, una stella ferma in un angolo, apparentemente immobile, con colori smorzati e assorbiti dal mare e sovente dall'ombra, non sembra destare poi quel grande interesse. Ma se osservassimo le stelle in un modo diverso? Provate a immergervi di notte, magari sulla sabbia, e resterete meravigliosamente sorpresi; l'Astropecten, per esempio, lascia una traccia sul fondo, a forma di stella, che tradisce la sua presenza sotto terra. La si può trovare allo scoperto e osservare in movimento, visto che di notte il movimento è sempre più attivo, scoprendo aspetti molto interessanti della vita di questi echinodermi, come la cattura di una preda. Non parliamo poi delle grandi emozioni che regala l'incontro con la straordinaria Luidia ciliaris: velocissima e con pedicelli lunghissimi, si sposta rapidamente sul fondo con movimenti sinuosi delle braccia. Quando la incontro non resisto, e spesso devo capovolgerla per osservarla: lei è la numero uno in quanto alla riconquista della posizione originale rigirandosi su se stessa. Scatto la sequenza della gestualità e spesso non faccio in tempo a riprendere tutte le fasi, altro che animali lenti. Potrei raccontare molte cose dei miei approcci con questi animali, offrendo molti spunti ai subacquei un po' più superficiali. Ma questa è un'altra faccenda; per adesso volevo solo presentare il gruppo, gli asteroidei. In seguito, forse studiando le singole specie, si potrà parlare di esperienze diverse, ma sempre di vita vissuta. Argomenti per subacquei sensibili, capaci di guardarsi intorno, capaci di apprezzare la biologia e carichi di sana curiosità verso il mondo che ci circonda.

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