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E se facessimo un po' di luce sulla bioluminescenza marina?

Il fenomeno di emissione di luce da parte degli organismi viventi, la bioluminescenza, è piuttosto comune, soprattutto nelle specie marine.
E' risaputo che la luce viene generata da reazioni chimiche nelle quali le molecole di ossigeno giocano un ruolo importante.
Nel mondo animale, queste reazioni chimiche hanno luogo in cellule specifiche luminescenti denominate fotociti.
Tali cellule sono aggregate in organi complessi nei quali l'intensità della luce viene regolata da impulsi nervosi, e nei quali la luce può essere regolata grazie all'utilizzo di riflettori, lenti e filtri.
Grazie a questi mezzi gli organismi possono regolare la lunghezza d'onda, la diffusione e l'intensità della luce in base ai propri bisogni.
Ma i meccanismi esatti che stanno dietro questi processi rimangono avvolti dal mistero...
Jenny Krönström, ricercatrice presso il Dipartimento di Zoologia dell'università di Gothenburg ha inserito un'ulteriore tessera in questo straordinario puzzle con le sue ricerche sugli organi di regolazione della luminescenza di meduse, crostacei e pesci.
Nella sua tesi rivela che il krill (crostacei bioluminescenti) dispone di muscoli speciali che regolano l'intensità della luce attraverso la contrazione ed il rilassamento.

Pare che anche il monossido di azoto (NO) giochi un ruolo importante nella bioluminescenza del krill. Viene prodotto nei piccoli vasi capillari che gestiscono la fornitura di ossigeno ai fotociti del krill, come pure in speciali muscoli, gli sfinteri, posizionati nel punto in cui questi capillari distribuiscono sangue ai fotociti.
Esperimenti effettuati con agenti che causano la contrazione ed il rilassamento degli sfinteri mostrano che quando gli sfinteri si rilassano il krill inizia la luminescenza, probabilmente a causa dell'incremento nel flusso di sangue ossigenato ai fotociti.

La bioluminescenza si è sviluppata in modo indipendente in diversi stadi dell'evoluzione e specie diverse hanno sviluppato differenti metodi di regolazione ed emissione della luce.
La ricerca di Jenny Krönström dimostra che anche il monossido di azoto ha effetti diversi nelle differenti specie.
Nella specie di profondità Silver Hatchetfish (Argyropelecus olfersii) il monossido di azoto inibisce la reazione alla luce mentre nella specie Plain Midshipman fish (Porichthys notatus) ha un effetto opposto, di stimolazione.

La luce emessa dalle creature non è solo utile all'organismo come torcia biologica, per mimetizzarsi o come mezzo di comunicazione; le sostanze interessate alla reazione di luminescenza chimica si sono anch'esse stesse mostrate utili nella moderna biologia molecolare, nella quale la scoperta della proteina fluorescente verde che produce la luce verde nelle meduse, ha portato ad ottenere il Premio Nobel in Chimica nel 2008.

Fonte:
EurekAlert http://www.eurekalert.org/bysubject/index.php?kw=31
Divenews.com http://www.divenews.com/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=6827

Liberamente tradotto da Sara

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