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Il disastro della Prestige

Il 15 novembre 2002 la petroliera Prestige affonda lungo le coste della Galizia, con un carico di circa 77..000 tonnellate di olio combustibile pesante.

La Prestige è una delle carrette del mare , una petroliera vecchia (26 anni) a scafo unico, battente bandiera di comodo (Bahamas), con un equipaggio raffazzonato.
Era adibita al trasporto di derivati del petrolio

Apparteneva alla compagnia liberiana Mare Shipping Inc. ed era gestita dalla Universe Maritime, con sede ad Atene. Il carico apparteneva ad una società di capitali russa, Crown.

Era già stata soggetta a sanzioni nel 1999 a New York e Rotterdam, per infrazioni alle norme di sicurezza; pare che fosse rimasta ancorata a San Pietroburgo, in Russia, per alcune settimane, utilizzata come magazzino per idrocarburi.
Da allora non era stata sottoposta ad alcuna manutenzione, nonostante la normativa europea obblighi ad una revisione annuale per tutte le imbarcazioni che trasportano carichi pericolosi.

La Prestige dovette sottoporsi a riparazioni nel 2001 dopo che alcuni ispettori avevano trovato falle in alcune parti dello scafo. La saldatura di tali falle ebbe luogo a Guangzhou, in Cina
La "storia" del disastro
Siamo a 28 miglia da cabo Fisterra, in Galizia, è il 13 novembre 2002, la petroliera Prestige è in mare e viene travolta da una tempesta, con onde alte 6 metri e vento forza 8.

A causa del cattivo stato di conservazione e del peso del carico trasportato si producono falle nello scafo (scafo unico!).
La nave si piega di 45° su un lato.

Le autorità spagnole negano alla petroliera il permesso di attracco nei porti spagnoli.

La gravità dell'avaria fa sì che l'equipaggio venga evacuato; a bordo restano 3 persone, tra le quali il capitano della nave, per cercare di salvare il carico trasportato.

Il capitano fa riempire di acqua di mare un serbatoio vuoto per ridare stabilità alla nave sottoponendola però ad una tensione quasi insostenibile.

L'imbarcazione naviga verso sud per cercare acque più tranquille ed eventualmente travasare il petrolio su un'altra imbarcazione.

Le autorità portoghesi ordinano di allontanarsi dalle vicine coste portoghesi

 

Giunge sul luogo il rimorchiatore "Ría de Vigo" che non aggancia subito la nave perchè "in attesa di istruzioni"; quando si decide di agganciarla, non vi si riesce a causa dell'aumentato stato di agitazione del mare. Quando finalmente si riesce ad agganciare la Prestige ci si trova a solo 4 miglia dalla costa di Muxía, e la petroliera è scortata da 3 rimorchiatori e 3 imbarcazioni di salvataggio.

La perdita di petrolio ha già una lunghezza di 37 Km. e ampiezza di 200 m.
Le autorità danno l'ordine di allontanare l'imbarcazione dalla costa; il capitano non è d'accordo, perchè ritiene di non poter mantenere a lungo la stabilità della nave, già molto provata dagli eventi. Seguendo gli ordini si mette in marcia la nave. Questo probabilmente danneggia ulteriormente la struttura già compromessa.

Il motivo di tale allontanamento fu il tentativo di allontanare il pericolo dalle coste e di travasare il carico ad un'altra imbarcazione.
Esistevano precedenti di questo tipo di soluzioni, con risultati positivi (Kharg V nel 1975, Tanio, 1980, Castor in mediterraneo nel 2001).
Si prevedeva anche che la petroliera potesse affondare, ma in alto mare, nella speranza che la temperatura dell'acqua raffreddasse il petrolio contenuto nei serbatoi sino a farlo solidificare o almeno ad aumentarne la densità, riducendo le fuoriuscite.

Un'alternativa che venne considerata fu il bombardamento del petrolio per incendiare il carico. Questa soluzione aveva l'inconveniente di ridurre la contaminazione dell'acqua aumentando però quella dell'aria, che probabilmente si sarebbe rivelata peggiore. Inoltre, il combustibile trasportato dalla Prestige non brucia bene ed è pericoloso a livello di contaminazione. L'alternativa fu pertanto abbandonata.

Un'ulteriore alteranativa possibile era accompagnare in porto la petroliera e contenere la mare nera all'interno del porto nero. La catastrofe sarebbe stata enorme, e il porto sarebbe stato completamente paralizzato, ma sarebbe stato più semplice gestire un solo punto, piuttosto della dispersione.

 

 

Il 15 novembre tutti lasciano la nave e quattro giorni dopo la petroliera affonda; la poppa è la prima a sprofondare.

Un fiume di petrolio di circa 10.000 tonnellate si forma nella zona, una mare nera pericolosa.

La Prestige si assesta a circa 3.600 metri di profondità.

Non si sa quanto petrolio è fuoriuscito, ne in che stato è rimasta l'imbarcazione, e nemmeno se lo scafo resisterà alla pressione esercitata dall'acqua a quella profondità, neppure se il petrolio si solidificherà e resterà realmente sul fondale.

Il 20 novembre il petrolio copre già 295 km di costa.

Il 24 novembre si osservano le prime tracce di petrolio lungo le coste dell'Asturia. Il Governo Portoghese ammette la carenza di coordinamento con il governo spagnolo. Il 26 novembre viene firmato un accordo a livello internazionale: Francia e Spagna si accordano di espellere unilateralmente tutte le imbarcazioni qualificate come pericolose dalle proprie acque. In questa categoria sono incluse le imbarcazioni con più di 20 anni che trasportano materiali pericolosi e che non hanno il doppio scafo.

Nel frattempo diverse coste sono state raggiunte dalla marea nera, e ci si è resi conto che si è di fronte ad un enorme disastro ecologico.

 

Il 20 dicembre a Strasburgo il Parlamento Europea crea una commissione di investigazione sul disastro della Prestige.

Vengono proposte diverse soluzioni per l'eliminazione del "mostro nero" dalle coste.

  • Uno dei metodi si basa sull'applicazione di sostanze organichei sul petrolio, in modo che i microorganismi dell'acqua possano agire sul petrolio e "metabolizzarlo".
  • Un'altra soluzione proposta è di eliminare il petrolio dalle rocce utilizzando ghiaccio secco in modo che si formi una sorta di "pasta" più facile da rimuovere.

Non viene applicato nessuno di questi metodi.

 

Nel frattempo, studiando le immagini che provengono dal fondo del mare, si nota che il numero di falle nello scafo della Prestige aumenta e che vi sono ormai 19 falle, il cui diametro aumenta da 10 cm a 3 metri. Non da tutte fuoriesce petrolio, alcune permettono l'entrata di acqua nel serbatoio.

Un minisommergibile francese, il Nautile, cerca di "tappare" le falle presenti nello scafo della petroliera, ma il greggio continua ad uscire e si ipotizza che queste operazioni potranno ridurre le fuoriuscite di petrolio ma non potranno fermarle definitivamente.

L'unica soluzione possibile pare essere l'estrazione del petrolio dal serbatoio, ma una operazione del genere non è mai stata effettuata a tali profondità.

La compagnia olandese Smit Salvage, famosa per le operazioni sul sottomarino nucleare Kursk, ha fatto un'offerta al Governo spagnolo per l'estrazione del petrolio; l'operazione ha un costo di 50 milioni di euro.
I robot utilizzati per lo svuotamento sono stati progettati per profondità sino a 300 metri ma sarebbero modificati allo scopo. Una volta lì perforerebbero lo scafo della petroliera superiormente e inferiormente al fine di consentire l'uscita del combustibile e allo stesso tempo l'entrata di acqua di mare.


Si ritiene che il petrolio sia così denso da richiedere un riscaldamento per mezzo di dispositivi elettrici per poterlo estrarre dai serbatoi.
Anche le pompe dovrebbero essere riscaldate.
Un'alternativa possibile sarebbe di pompare carburante leggero nei serbatoi al fine di causare la miscelazione e la riduzione della densità totale per facilitare l'estrazione.
L'estrazione di carburante da una petroliera affondata non è una novità; è stata effettuata ad esempio nel caso dell'Erika, affondata di fronte alle coste della Bretagna nel 1999 con gran parte del suo carico a bordo, ma in quel caso la petroliera si trovava ad una profondità di 100 metri.

E' importante estrarre il petrolio perchè le perdite dalla petroliera affondata potrebbero protrarsi per decenni.

 

Il seguito della storia lo vedremo nel tempo, purtroppo solo "pochi" effetti del disastro sono visibili, altri verranno identificati, monitorati e studiati in futuro.
Gli effetti della marea nera potranno essere ancora osservati per 15-20 anni.

 

La portata del disastro

 

Il disastro è di proporzioni incredibili: la petroliera è ora adagiata sul fondo del mare a circa 3600 di profondità, con il suo carico di morte nera, e libera ogni giorno "filamenti" catramosi che risalgono in superficie inquinando in modo costante il tratto di mare.

Le attività di pesca risentiranno pesantemente di questo ulteriore impoverimento dell'ambiente marino.
Trentamila posti di lavoro sono a rischio e l'economia gallega, basata su pesca e maricoltura, sta attraversando un momento di grave difficoltà.

Sono in pericolo anche tutti quei settori che dipendono direttamente o indirettamente dal mare.
Anche gli allevamenti di molluschi sono a forte rischio: i molluschi sono animali filtratori e quindi rischiano di essere contaminati facilmente.
Le fabbriche di conserve, un settore che genera 13.000 posti di lavoro in Galizia, vedono un futuro poco invitante. Sulle coste galleghe esistono gli allevamenti di molluschi più importanti del mondo, e le perdite potrebbero essere molto elevate.

Il turismo in Galizia dipende per gran parte dalla costa e si vedrà molto penalizzato dalla marea nera. Dei circa 500 hotel in Galiia, almeno 300 si trovano sulla costa colpita dalla marea nera.

In quel tratto di mare, sulle coste, di grande bellezza e valore naturalistico, nelle acque atlantiche spagnole, portoghesi, francesi, vivono organismi animali e vegetali che ora rischiano di scomparire: foche, uccelli marini (sule, marangoni dal ciuffo, gazze marine, urie) , cetacei, ma anche alghe e molluschi.

Migliaia di uccelli marini sono rimasti intrappolati nelle macchie nere.

Gli organismi marini hanno un'ernorme capacità di rigenerazione, ma si calcola che il processo non potrò iniziare prima di 3, 4 anni.

 

Grazie a chi ha partecipato alle operazioni di pulizia, recupero, salvataggio

Centinaia di volontari di diverse associazioni ambientaliste, le autorità spagnole, tecnici specializzati, sono scesi in campo per lottare, dare una mano e sostenere le operazioni di recupero e salvataggio di animali marini colpiti e di pulizia delle coste.

Anche i pescatori hanno lottato contro le macchie di petrolio, disperatamente e con mezzi primitivi.

Le operazioni di pulizia della costa si sono rivelate difficili per la mancanza di mezzi, e nessuno si domandava se fosse pericolo per le persone che si occupavano della decontaminazione.

Il maggiore afflusso di volontari è iniziato durante il "ponte" del 6 dicembre. Si calcola che in quel fine settimana abbiano partecipata alla decontaminazione circa 7.000 volontari appartenenti a diverse reti di volontariato, formate anche in collaborazione con associazioni di pescatori.

L'esercito ha inviato 2000 soldati in zona, mentre circa 1300 persone sono state inviate dall'impresa pubblica TRAGSA per ripulilre le spiaggia. In totale circa 10.000 persone che durante la settimana si riducevano della metà.

Ma dopo la metà di dicembre la marea nera continua a raggiiungere le coste, si pulisce ma le chiazze continuano ad apparire.

Le operazioni sono difficili e frustranti, e dobbiamo tutti ringraziare l'esercito di volontari e le associazioni che cercano di risolvere il problema di queste "bombe a orologeria" che navigano in tutti i nostri mari.

 

 

fonti:

  • rapporto annuale 2002 WWF
  • rivista Panda WWF n. 3 marzo 2003
  • rivista Panda WWF n. 12 dicembre 2002
  • rivista Aquanet nº43 (gennaio 2003)
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